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Cosa Visitare a Olevano Sul Tusciano

Complesso monumentale delle grotte di San Michele e Nardantuono

A renderle uniche in Europa è l’esistenza al loro interno di cinque cappelle dipinte, due delle quali affrescate, che sono indipendenti dalle grotte, hanno pareti e tetti autonomi.

Le grotte si trovano fuori dal centro abitato, nascoste da una fitta vegetazione. La strada che ci conduce in questo posto è percorribile in auto, ma soltanto raggiungendo le grotte a piedi è possibile ammirare lo splendido paesaggio naturale nel quale si trovano immerse. Tuttavia, una volta raggiunta “la cella di San Vincenzo”, un vecchio convento diroccato che ospitava l’eremita custode della grotta, occorre lasciare l’auto e proseguire a piedi. Durante il percorso s’incontra un masso contraddistinto da un’impronta caprina, secondo la tradizione lasciata da Lucifero dopo essere stato sconfitto dall’Arcangelo Michele. All’improvviso ci si imbatte nell’ingresso delle grotte. A sinistra un sentiero conduce ad uno spiazzale conosciuto come “giardino del Papa” da cui è possibile ammirare uno splendido panorama e in cui si trova il rudere di un altro convento. Il nome deriva dalla leggenda secondo cui vi sarebbe stato Papa Gregorio VII negli ultimi anni di vita, il quale avrebbe consacrate le grotte a San Michele.

Stalagmiti e stalattiti fanno da cornice alle cappelle dipinte situate all’interno. Gli affreschi, rappresentanti scene della vita di Cristo e di San Pietro, sono tipiche iconografie bizantine. L’antro della grotta di Nardantuono è a destra. Il nome deriva dal noto brigante Nard’Antuono o Antonio Di Nardo che vi si rifugiò all’inizio del ‘900. In questa grotta sono state rinvenute tracce del passaggio di popolazioni di pastori che vi sostavano durante la loro transumanza lungo il Tusciano e dal Tirreno all’Adriatico. Realizzate dal millenario lavoro delle acque, è possibile inoltrarsi all’interno delle grotte per circa 900 metri.

 

 

Monastero di San Vincenzo

Conosciuto anche come “la cella”, il piccolo monastero, ubicato lungo la strada che conduce alla Grotta di S.Michele, è stato oggetto di restauro nel 2008. Il monastero è citato per la prima volta in un documento dell'11 gennaio 819, emanato ad Aquisgrana, che ne sancisce la donazione da parte dell’imperatore Ludovico al monastero di San Vincenzo al Volturno.

 

 

Castrum olibani

Oggi non è rimasto che un rudere, nella zona più alta di Salitto. Si trattava di un villaggio fortificato costruito dai Longobardi. In questo posto viene detta la messa in occasione dei festeggiamenti di San Michele. Nel periodo del suo maggior splendore rappresentò un punto di difesa alla periferia del Principato di Salerno.

 

Fontana vecchia

Sono ancora visibili, nella frazione Ariano, le vasche di origine romana accanto alle quali, in seguito, vennero realizzati i lavatoi del paese e una fontana in stile barocco.

L’acqua sgorga da una sorgente autonoma situata in quel luogo da cui ebbe origine la frazione che la ospita.

 

Convento di Santa Maria di Costantinopoli

Risalente al ‘500, abitato dai domenicani, fu abbandonato in seguito al decreto Regio che Gioacchino Murat, re di Napoli, emise il 14 agosto 1806, che sopprimeva tutti i conventi con meno di dodici religiosi professi. Caratteristico il chiostro quadrato con colonne con capitelli ionici e dorici che sostengono in ogni lato 5 archi.

 

Chiesa di San Leone

Costruita nel 1700 su un antico sepolcreto che presentava un sistema di sepoltura fatto con seggi di fabbrica in cui si mettevano le salme.

 

Villa romana

Nel rudere, situato nella frazione Monticelli, sono state rinvenute monete ed un sarcofago romano. Gli scavi, tuttavia, sono ancora all’inizio e il sospetto è che sotto si nasconda un vero e proprio tesoro. Completamente ristrutturato, è un complesso gotico costruito a cavallo tra il ’200 e il ’300. Molto elegante il chiostro, le sale sono attrezzate per ospitare mostre e convegni, da non perdere al suo interno il ciclo di affreschi di scuola giottesca.

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Data Inizio: 01-04-2010

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